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‘La vita bugiarda degli adulti’ e il mondo di Elena Ferrante

Ho letto La vita bugiarda degli adulti, l’ultimo romanzo di Elena Ferrante uscito lo scorso novembre per Edizioni EO, proprio per ultimo. Chi l’avrebbe mai detto, è successo che ho deciso di intraprendere un percorso iniziato l’anno scorso con la tetralogia de L’amica geniale, e mi sono ritrovata a camminare fianco a fianco tutti i personaggi che Elena Ferrante racconta, dal 1992 ad oggi, guardando bene e da vicino le facce, i desideri, il dolore, l’amore, il loro rapporto col mondo che li circonda. Che le circonda. Sì, perché se c’è qualcosa che Elena Ferrante racconta meglio di qualsiasi altra è la vita delle donne: Lila, Lenù, le loro madri, tutte le donne del Rione, e ancora Delia, Amalia, Olga, Leda… fino ad arrivare a Giovanna.

L’amore è opaco come i vetri delle finestre dei cessi.

Fine anni settanta, Napoli. La protagonista de La vita bugiarda degli adulti è Giovanna: un’adolescente nel pieno tumulto di quell’età, che passava le sue giornate tra scuola, amiche d’infanzia, discorsi dei genitori, entrambi professori, e la casa in via San Giacomo dei Capri, Rione Alto. Qui per Giovanna arriva la crisi, comincia ad andare male a scuola e quel paragone uscito dalla bocca di suo padre, che la ferì. Giovanna si sta facendo proprio brutta, le sta venendo la faccia di Vittoria.

Vittoria. Zia Vittoria, la sorella di suo padre. Una donna invidiosa e cattiva, a quanto le hanno sempre detto i suoi. Eppure adesso suo padre la paragonava proprio a quella donna con cui non avevano rapporti da anni. Quella donna messa da parte, sopra le righe, sanguigna e volgare che adesso Giovanni vorrebbe conoscere, se non altro per avere la conferma che sì, hanno davvero la stessa faccia e che lei si sta facendo brutta. Proprio come zia Vittoria.

Cosa succedeva, insomma, nel mondo degli adulti, nella testa di persone ragionevolissime, nei loro corpi carichi di sapere? Cosa li riduceva ad animali tra i più inaffidabili, peggio dei rettili?

Da qui inizia il viaggio, all’inizio graduale, ma poi sconvolgente, di Giovanna dalla quiete di via San Giacomo dei Capri e una vita fatta di abitudini (leggere, informarsi, dibattere, non lasciarsi contaminare dal dialetto) al Pascone, giù giù Napoli, nella zona industriale. Un mondo nuovo per Giovanna, Giannina per zia Vittoria. Un’occasione per conoscere meglio questa zia, spesso demonizzata dai suoi genitori. Una donna a cui Giannina si sente presto molto vicina, basta capire come prenderla. Questa zia capace di amare (il suo Enzo da sempre e per sempre, in modo carnale ed esclusivo) e di volere bene a Giannina da subito, che vuole aprirle gli occhi sui suoi genitori (che non sono le persone integerrime che lei credeva, amano e come amano tradiscono) e sul mondo degli adulti in generale. Gli uomini, ad esempio, vogliono solo una cosa e lei deve stare bene attenta. Questo viaggio reale, figurato, legato sicuramente alla scoperta dell’altro, del sesso e di sé determinerà la crescita interiore di Giovanna/Giannina, portandola a scoprire cose che non credeva possibili. Tra tutte, che la vita degli adulti è basata sulla menzogna.

“La prima volta che ho visto Enzo è stato a una festa da ballo e abbiamo ballato questo ballo qui” la sentii dire.
“Quanto tempo fa?”
“Questo 23 maggio diciassette anni.”
“È passato molto tempo.”
“Non è passato nemmeno un minuto.”

La vita bugiarda degli adulti, il ritorno di Elena Ferrante a ben cinque anni dalla conclusione della tetralogia, è un romanzo di formazione in cui si susseguono momenti altissimi e altri meno. Anche qui la capacità dell’autrice di tenere i lettori incollati alle pagine è indubbia, anche grazie ad un “viaggio nel viaggio”: quello di un braccialetto che compie giri immensi e poi ritorna sempre.

Ci sono passaggi di questo romanzo in cui ci può facilmente rivedere, specie per quanto riguarda l’amore, gli affetti e le scoperte dell’adolescenza. Non solo. La consapevolezza difficile e amara che La vita bugiarda degli adulti ci lascia, alla fine, è una e una sola: la vita, da adulti, è fondata su una serie di bugie, più o meno gravi, taciute, ma che spesso tornano a galla. Avrei almeno una o due persone a cui regalare questo romanzo, voglio pensare che si ritroveranno a leggerlo anche senza questo consiglio di lettura.

La vita bugiarda degli adulti, Elena Ferrante (Edizioni E/O), pp. 336

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